Roccasecca in un Cabreo del 1739

 

 

Presso l’Archivio del Gran Maestro dell’Ordine di Malta, a Roma, è custodito un grosso volume manoscritto risalente al 1739. Nel frontespizio si legge:

"Cabreo della Venerabile Commenda di Pontecorvo, Fondi e Gaeta fatto rinnovare dall’illustrissimo Signor Commendatore F.D. Fabrizio Franconi Patrizio Napolitano dei Prencipi di Pietracupa e Ricevitore di Sua Altezza Eccellentissima rogato dal Magnifico Notar Nicola Camposelli di Rocca d’Evandro 1739".

Si tratta di un "cabreo" ossia di un libro contenente un lungo inventario di beni relativo alle chiese di S. Giovanni a Gaudo di Pontecorvo, di S. Leonardo e di S. Maria di Monte Ospedale di Gaeta e di S. Giovanni a Ponte Selce di Fondi, che costituivano una "Commenda Gerosolimitana". Il corpus patrimoniale di tali chiese era dato in "commenda" (dal latino "commendare", ossia affidare) ad un membro dell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani che provvedeva alla sua amministrazione. Le origini della commenda si fanno risalire all’epoca delle città marinare (sec. XI-XIII) quando un mercante o un navigatore riceveva in affidamento una determinata somma di denaro o una certa quantità di merce da investire in operazioni commerciali: andato in porto l’affare aveva l’obbligo di restituire, oltre alla somma ricevuta, anche una parte degli utili conseguiti, stabilita al momento della stipula del contratto. Nel passare in rassegna il cospicuo elenco di beni e di proprietà dislocati nei vari paesi del Lazio meridionale appartenenti alla Commenda, si giunge a Roccasecca (pag. 445). Più che soffermarci sulla descrizione minuziosa dei possedimenti che si protrae per quasi cento pagine, è interessante descrivere due singolari disegni che si incontrano nel testo.

Il primo, collocato all’interno di un grazioso cartiglio ovaleggiante finemente decorato, rappresenta la cittadina di Roccasecca riprodotta in maniera schematica ed approssimativa, pur nel rispetto delle peculiarità più rilevanti. E’ bene tenere presente che a quell’epoca i disegnatori non lavoravano sul posto ma si limitavano a prendere appunti, riservandosi di sviluppare il disegno successivamente ed in altra sede. Di qui le raffigurazioni, condite di imprecisioni, che non trovano riscontro nella realtà fisica dei luoghi. In primo piano risalta, sulla vetta del Monte Asprano, l’imponente maniero dei Conti d’Aquino e, al di sotto, la chiesetta di San Tommaso. Al centro del borgo del Castello si distingue la chiesa della SS.ma Annunziata circondata da case simmetriche ed uniformi. Di ardua decifrazione invece un esiguo gruppo di abitazioni, posto su una collina, nel quale si intravede il campanile di una chiesa. Nella pianura al di sotto del paese infine, tra gli alberi ed i campi coltivati, è raffigurato un altro nucleo urbano disposto su di un’unica linea, con al centro la torre campanaria di un edificio sacro. Il secondo disegno che riempie l’intera pagina 477 del cabreo, rappresenta un altro piccolo borgo, con una chiesa ed un gruppo di case simmetricamente abbozzate, situato sulle rive di un fiume che scorre sotto l’ampia campata di un ponte. Difficile riscontrare in questo schizzo analogie con la realtà paesaggistica attuale. E’ indubbio però che ci si trovi proprio a Roccasecca: non a caso le rose dei venti, collocate nella stessa pagina, riconducono inequivocabilmente a nomi di contrade (Sabatina, Fosse, Cese) tuttora presenti nella toponomastica locale. Potrebbe trattarsi, ma è soltanto una ipotesi, di quella contrada sorta attorno alla chiesetta di S. Onofrio (distrutta dai bombardamenti dell’ultima guerra), nelle vicinanze del ponte sul Melfa (ancora oggi "in loco" esiste via di S. Onofrio) e della strada che, nel 1795, prese il nome di "Consolare". Non a caso, ancora nella seconda metà dell’800, le fonti attestano l’esistenza di una "locanda sul ponte del Melfa", posta proprio sulla Consolare (l’odierna Casilina), meta di ristoro e, soprattutto, di cambio di cavalli. Nei suoi pressi, sicuramente, si trovava anche un esiguo numero di case.

 

Fernando Riccardi

 

(articolo tratto da L'Eco di Roccasecca-su www.ciociari.com)